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GIBSON DICHIARA BANCAROTTA: TRE INTERROGATIVI

GIBSON DICHIARA BANCAROTTA: TRE INTERROGATIVI

Oggi, la Gibson, storico marchio americano produttore di Chitarre e Bassi di grande qualità, ha dichiarato bancarotta.

Per chi come il sottoscritto è appassionato di chitarra e musica rock, jazz e loro sviluppi più estremi, la notizia è davvero tristissima.
Per chi si occupa di comunicazione e marketing, per chi ha un’azienda, invece, occorre analizzare diverse questioni relative a questa vicenda.

Da un articolo di Amy X. Wang apparso sul Rolling Stone, possiamo estrarre almeno tre interrogativi cruciali:

1) COM’È POSSIBILE CHE UN MARCHIO DEL CALIBRO DELLA GIBSON POSSA ARRIVARE ALLA BANCAROTTA?
La risposta è tutt’altro che semplice: stando alle parole del CEO del brand statunitense, ci sono stati sia problemi con le forniture di legnami pregiati vietati dalle normative – cosa che, tra le altre, ha indebitato la società –, sia un reale calo delle vendite di strumenti musicali, sia dei veri e propri errori di investimento – 135 milioni di dollari investiti in marchi non-core, nel tentativo di ampliare le vendite dell’azienda verso il mercato dei consumatori di musica non musicisti.
In pratica, dinanzi al crollo oggettivo delle vendite, hanno messo in secondo piano la loro mission principale, quella di costruire strumenti. Hanno cambiato il target, puntando ai non musicisti.
Se i giovani non suonano più la chitarra elettrica, forse la risposta non può essere vendere cuffie: la terra promessa del liberismo – il modello di business della Apple, per intenderci, che è passata dai computer per professionisti al mercato globale degli smartphone –, non sempre esiste.

2) QUALI SISTEMI USANO LE GRANDI AZIENDE PER SUPERARE PASSAGGI CRITICI COME LA BANCAROTTA?
I colossi del business cadono (quasi) sempre in piedi.
Negli anni, Gibson ha acquistato e prodotto strumenti musicali con altri marchi (Epiphone, Kramer, Steinberger, Dobro, Baldwin), quindi, de facto, rimane ancora un gigante del settore, e «la rinnovata attenzione dell’azienda verso il business degli strumenti potrebbe consentirgli di esplorare nuovi modi per attrarre gli appassionati di musica» [Rolling Stone].
Sarà però molto difficile ricostruire il marchio attraverso le vendite di altri marchi. Di certo, sarebbe anche auspicabile un calo dei prezzi, da anni alle stelle, raddoppiati per spese di advertising, cosa di cui gioverebbero i musicisti.
In ogni caso, sarà istruttivo seguire le vicende, sperando in una ripresa, soprattutto per le persone che in Gibson ci lavorano da decenni e costruiscono tra i migliori strumenti musicali al mondo.

3) IN QUALITÀ DI CONSUMATORI, DOVE STIAMO ANDANDO IN TERMINI UMANI? POSSIAMO IMMAGINARE UN FUTURO PER LO STUDIO DELLA MUSICA?
E, più alla radice, cosa possiamo fare per rimettere al centro quella sensibilità che solo gli studi umanistici e le attività artistiche come la musica possono ancora offrirci?
Sul quest’ultimo punto proverò a tornare il prima possibile, sul valore degli studi umanistici in ambito Comunicazione.
Per ora, vi lascio a interrogarvi su questa notizia amara per qualsiasi musicista o artista.

Vincenzo Notaro
Direttore creativo
Officina Mirabilis

Ph: Ferdinando Dolgetta / Guitar: Gibson Les Paul di Alberto Brandi

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