Ocularus

Officina Mirabilis è un laboratorio di comunicazione fondato da Vincenzo Notaro, focalizzato sull’equilibrio tra solidità concettuale e design creativo. Ci occupiamo di ideazione e realizzazione di prodotti per l’advertising, dalla progettazione grafica, allo sviluppo di video e siti web. Svolgiamo la nostra attività con passione, estro e dedizione, forti dell’esperienza di un team con competenze multidisciplinari. LEGGI ALTRO
L’EXPERIENCE AMBIENTALISTA 1: L’ORA DELLA TERRA

L’EXPERIENCE AMBIENTALISTA 1: L’ORA DELLA TERRA

Per un’Ora della Terra non so cosa darei…

 

Si è appena conclusa l’“Ora della Terra”, evento internazionale ideato e gestito dal WWF da oltre dieci anni, che ha l’obiettivo di porre attenzione sulla necessità di intervenire sui cambiamenti climatici in corso, mediante un gesto definito «semplice ma concreto», come quello di spegnere la luce per un’ora.

Come dire… da qualcosa si deve pur cominciare!

Fare qualcosa, in effetti, è non solo una necessità, ma anche un dovere che tutti noi abbiamo.

Eppure, questo genere di iniziative come l’Ora della Terra sono paradossali, poiché, se da un lato hanno il grande merito di portare a conoscenza del vasto pubblico i problemi ambientali, dall’altro rischiano di sbagliare il tiro, defocalizzando l’attenzione sui parametri più importanti del problema.

Il primo slittamento è quello qualitativo: queste operazioni ci suggeriscono che basta fare poco, in fondo, per salvare il pianeta.

Basterebbero, quindi, piccoli gesti di risparmio energetico per salvarci da possibili disastri ambientali?

Certamente, semplificare o sminuire il problema non è l’intenzione del WWF, che da sempre difende l’ambiente e le specie in pericolo. Ma, purtroppo, il rischio di una lettura semplicistica è implicitamente collegato alla modalità di comunicazione scelta. Il rischio è trasmettere l’idea che il climate change sia risolvibile semplicisticamente con poco. E, invece, non lo è, né è un problema risolvibile dal basso, e posta così, la questione rischia di scivolare in una svista.

Il secondo slittamento, in effetti, è il target: a chi si rivolge un’operazione come l’Ora della Terra?

Chi è stato coinvolto in quest’ora di risparmio energetico, il sabato sera, dalle 20,30 alle 21,30?

La gente comune, magari prima di scendere per andare in disco o al ristorante, o prima di vedere il programma preferito in TV, insomma sono stati coinvolti i consumer.

Altra cosa sarebbe stata fissare l’Ora della Terra in un momento scomodo, creare fastidio in orari lavorativi centrali, causando seri problemi col fine di comunicare la serietà della questione, magari bloccando la produzione delle fabbriche alle 11 del lunedì, così come i servizi delle banche, le scuole, le attività commerciali, i banchi frigo, i sistemi di sicurezza, le casse automatiche, gli ospedali, le autostrade in momenti di punta…

Oppure, altra ipotesi fastidiosa, immaginate un’imposizione dall’alto… immaginate che il vostro Comune o il vostro fornitore vi togliesse per un’ora l’energia elettrica.

Si scatenerebbe una rivolta! Sospetto che passerebbe in secondo piano quanto siamo anime belle, prevarrebbe il nostro diritto di scegliere, la nostra libertà… poi, dopo, forse, penseremmo alla salvaguardia del pianeta…

 

Un tipo di mobilitazione del genere sarebbe diventata l’Ora del Delirio.

Sì, perché siamo talmente vincolati all’energia elettrica, che scegliere una fascia oraria così irrilevante e comoda non era affatto facile…

Di certo, sarebbe stata un’operazione non alla portata di tutti. Avrebbe fatto capire quanto ci sta a cuore il pianeta, per partecipare ci sarebbe stato bisogno di fare scelte scomode, se non difficili, sacrificando qualcosa di importante.

In vero, l’orario mi fa pensare a una scelta volta a un largo consenso, tipica del marketing che ha obiettivi quantitativi e non qualitativi e finisce per generare falsificazioni, poiché il problema ambientale non è risolvibile con prassi comode, né applicabili da tutti. Questa è una cosa che dobbiamo chiarirci.

 

Anzi, in vero, il plebiscito popolare non serve a risolvere il problema ambientale, sarebbe molto più urgente una riconversione a prassi eco-sostenibili di interi comparti industriali altamente inquinanti, cosa per la quale bisognerebbe sacrificare interessi enormi che sono trasversali, dai lavoratori che vi sono impiegati e ci mantengono le proprie famiglie, alla politica e al top management aziendale.

Un’operazione così avrebbe fatto sicuramente meno scalpore, ma avrebbe avuto un differente focus e una diversa portata su un target ben individuato.

Un’operazione fastidiosa o addirittura imposta dall’alto, avrebbe fatto intendere che agire dal basso è importante ma insufficiente, che serve assolutamente coinvolgere chi sta in alto, per provare a fare concretamente il necessario.

 

Invece, permettendoci di consumare comodamente un’ora di experience ambientalista, questo genere di operazioni, sedano la spinta propulsiva – e disperata – che, invece, servirebbe per un concreto, trasversale e radicale cambiamento di abitudini.

 

Insomma, seppure fossero animate da intenti nobili, questo genere di iniziative – in fondo, consumistiche – rischiano di aggravare una situazione complessa con l’inefficienza delle semplificazioni.

Capiamoci, la nostra situazione non è semplice, lo ribadisco, è complicatissima, e il climate change è solo uno dei tanti drammi ambientali che stiamo affrontando (male) e coi quali ci troveremo sempre più esposti, nudi, faccia a faccia con veri e propri mostri che noi stessi abbiamo generato.

Ne ho già parlato qui, discutendo dell’inquinamento causato dal web, proprio per proporre una riflessione su quanto il dramma ambientale sia più strisciante e meno appariscente di qualsivoglia iniziativa simbolica come l’Ora della Terra.

 

E ne parlerò ancora nel prossimo articolo, nel quale mi occuperò di altri problemi dell’experience ambientalista: parlerò della piccola Greta Thumberg, della pericolante favola dei ricchi contro i poveri, e dello slittamento più alla radice di tutti: quello inerente il focus, la svista di voler «salvare il pianeta»…

Inoltre, parlerò anche di alcuni problemi di comunicazione ed etica legati all’ambientalismo.

Una nota sulla questione dell’advertising etico, intanto, la trovate qui.

 

Se, però, siete seriamente convinti che bisogna agire, fate qualcosa di concreto, di difficile, di complesso.

Contrariamente, tornate a dormire… la Terra se ne farà una ragione.

 

Vincenzo Notaro
Direttore creativo
Officina Mirabilis

 

 

Ti potrebbero interessare anche gli altri contenuti
Officina Mirabilis è un laboratorio di comunicazione fondato da Vincenzo Notaro, focalizzato sull’equilibrio tra solidità concettuale e design creativo. Ci occupiamo di ideazione e realizzazione di prodotti per l’advertising, dalla progettazione grafica, allo sviluppo di video e siti web. Svolgiamo la nostra attività con passione, estro e dedizione, forti dell’esperienza di un team con competenze multidisciplinari. LEGGI ALTRO

Officina Mirabilis è un laboratorio di comunicazione fondato da Vincenzo Notaro, focalizzato sull’equilibrio tra solidità concettuale e design creativo. Ci occupiamo di ideazione e realizzazione di prodotti per l’advertising, dalla progettazione grafica, allo sviluppo di video e siti web. Svolgiamo la nostra attività con passione, estro e dedizione, forti dell’esperienza di un team con competenze multidisciplinari.

LEGGI ALTRO