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ESTETICA DEI GABINETTI: ARCHITETTURA E IDEOLOGIA (ŽIŽEK)

ESTETICA DEI GABINETTI: ARCHITETTURA E IDEOLOGIA (ŽIŽEK)

I gabinetti non sono solo gabinetti.
E non parlo dell’orinatoio di Duchamp, sul quale sono state spese una marea di frottole, opera indubbiamente iconica dei nostri tempi, tempi bui nei quali l’arte e l’estetica sono state private della profondità, della sacralità, dell’ideologia che invece, oggigiorno, servono come non mai.

Slavoj Žižek durante un congresso di Architettura che si tenne nel 2011 a Pamplona, in Spagna, proprio parlando di gabinetti, disse:

«Non so molto di Architettura, è senza importanza cosa mi interessi dell’Architettura, ciò che conta è cosa l’Architettura sia per me.
Il caso esemplare è come l’ideologia lavori anche quando riteniamo di non trovarne traccia, per es. in palazzi, case, elettrodomestici, in cose che crediamo essere solo oggetti funzionali. Anche i più ordinari oggetti quotidiani possono essere non soltanto oggetti da usare, ma anche oggetti capaci di farci pensare.
Il mio esempio migliore è il paradosso dei gabinetti.
Vi siete mai accorti, girando il mondo, quanto siano differenti? Posso semplificare al massimo, ma ciò non invalida l’analisi.

Voglio menzionare solo tre grosse civiltà, tre nazioni:
• In Francia, il buco del water è sul retro, quindi quando produci i tuoi escrementi, essi scompaiono velocissimamente.
• Mentre, in Germania è il contrario, il buco del water sta davanti, così quando produci escrementi, essi vengono disposti alla tua vista, non scompaiono nel water.
Questo è un rituale tedesco: ogni mattina, annusi, esamini, osservi la tua merda per trovarvi tracce di eventuali malattie. È un approccio altamente ermeneutico, penso che l’origine dell’ermeneutica tedesca stia proprio qui.
• Poi, nel mondo anglosassone, negli Stati Uniti, la tazza del water è piena d’acqua, così gli escrementi prima galleggiano e poi scompaiono.

Allora ho chiesto a un sacco di miei amici francesi, architetti e interior designer, perché queste differenze?
Mi hanno dato due libri sulla struttura dei gabinetti e non vi ho trovato alcuna spiegazione… ecco che mi è venuta in mente questa speculazione selvaggia…
Nel tardo XVIII secolo abbiamo l’idea di una Trinità Europea – è un’idea razzista dato che l’Italia non è in questa trinità [classica battuta provocatoria di Žižek n.d.t.] –, e le tre nazioni europee cruciali sono Francia, Germania e Inghilterra, ognuna di queste è centrale per alcuni livelli della vita sociale o per certe teorie politiche.
• In Francia il dominio privilegiato è quello politico, es. la rivoluzione politica di sinistra.
• L’Inghilterra, col suo approccio a mezza strada, è moderata e liberale, ha un approccio economico.
• La Germania ha un approccio metafisico, poetico, è conservatrice.

E, mio Dio, allora la chiave è questa! In Francia, sono rivoluzionari: quando vanno al bagno la merda finisce direttamente nel buco, viene liquidata rapidamente, come una sorta di ghigliottina! Gli anglosassoni sono pragmatici, lasciano che galleggi prima di scendere, sono razionali… In Germania – metafisica e poesia – stai lì a osserverla, ci rifletti e via dicendo…
Bene, questo può sembrare folle, ma, se comprendete il mio punto, capirete che [l’ideologia] è all’opera anche in qualcosa di semplice come la struttura dei gabinetti»*.

Se vi va di ascoltarlo in inglese, nella sua magnifica dizione da psico-paperino, qui trovate il video:

Inoltre, da questo video è stata fatta anche un simpatica animazione che trovate qui:

Ma qual è il senso di tutto ciò?
In un passo tratto dal suo testo L’epidemia dell’immaginario, Žižek lo spiega meglio:
«In un gabinetto tedesco tradizionale, il buco in cui la merda scompare dopo che abbiamo tirato l’acqua è nella parte anteriore della tazza, così che essa venga prima di tutto mostrata alla vista, al fine di annusare e ispezionare tracce di eventuali malattie. Nel tipico bagno francese, al contrario, il buco è nella parte posteriore, cioè la merda deve sparire il più rapidamente possibile. Infine, il bagno americano (anglosassone) presenta una sintesi, una mediazione tra questi opposti: il water è pieno d’acqua, così che la merda galleggi in essa, visibile, ma non ispezionabile.
[…] È chiaro che nessuna di queste versioni può essere spiegata in termini puramente utilitaristici: ciascuna implica una certa percezione ideologica di come il soggetto dovrebbe relazionarsi ai propri escrementi.
Hegel fu tra i primi a vedere nella triade geografica di Germania, Francia e Inghilterra un’espressione di tre diversi atteggiamenti esistenziali: approfondimento riflessivo (tedesco), frettolosità rivoluzionaria (francese), pragmatismo utilitaristico (inglese).
In termini politici, questa triade può essere letta come il conservatorismo tedesco, il radicalismo rivoluzionario francese e il liberalismo inglese.
[…] Il punto è che i gabinetti ci permettono non solo di discernere questa triade nell’ambito umano più intimo, ma anche di identificare il meccanismo sottostante nei tre diversi atteggiamenti, portati alle estreme conseguenze: un ambiguo fascino contemplativo; un desiderio di liberarsene il più velocemente possibile; una decisione pragmatica di considerarla ordinaria e di smaltirla in modo appropriato.

È facile per un accademico a una tavola rotonda affermare che viviamo in un universo post-ideologico, ma nel momento in cui va al gabinetto dopo l’accesa discussione, è di nuovo immerso nell’ideologia»*.

 

Insomma, il solo scoperchiare un gabinetto può significare aprire un Vaso di Pandora dal quale potrebbero riemergere i tanto temuti fantasmi dell’ideologia…

Quindi, ora che andrete in bagno, state molto molto attenti!

Morale della favola: è inutile scappare dalla profondità, dall’ideologia. Non serve a niente farla facile: le questioni estetiche (la comunicazione, il design, l’architettura, l’arte) implicano sempre scelte ideologiche e per tali vanno affrontate, con delicatezza, attraverso scelte di vita precise.
Amen.

Ps. Per un approfondimento più sostanzioso, oltre al testo già citato del neo-marxista dei Balcani, potete godervelo in questo intervento ben più articolato sul rapporto Estetica/Architettura:

* Traduzioni di Vincenzo Notaro

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