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ATTENTI ALL’EFFETTO DOMINO

ATTENTI ALL’EFFETTO DOMINO

Stamane mi è successa una cosa che vi racconterò, che mi ha fatto riflettere sull’effetto domino, ossia su come anche un piccolo errore possa scatenare una catena negativa di eventi per qualsivoglia attività commerciale.

Mi è capitato di andare al bar e ordinare un caffé e una sfogliatella frolla. Non è una cosa che faccio spesso, ma avevo davvero voglia di una cosa buona. Ahimé, però, la sfogliatella era almeno di due giorni fa.

Sarà capitato a tutti ed è una situazione imbarazzante, perché qualsiasi cosa tu faccia – lamentarti o decidere di tacere e non entrare più in quel bar – nulla ti toglierà quel saporaccio dalla bocca.

Una giornata rovinata. A meno che, da questa spiacevole evenienza, si riesca a trarne qualcosa di buono.

 

Per effetto domino si intende una concatenazione di eventi lineari, piccoli e simili tra loro, prevedibili (ed evitabili).

Ora, sebbene non si tratti del butterfly effect – che è imprevedibile, comincia con un evento piccolissimo e finisce in un evento inimmaginabile –, la pericolosità dell’effetto domino non è da sottovalutare.
Anzi, proprio perché prevedibile, se si sbaglia lo si fa colposamente e il risultato di fallimento è pressapoco certo.

Potete testarlo facilmente schierando una fila di tessere del domino, poggiate sul lato corto. Vi basterà far cadere la prima tessera per causare la caduta di tutte le altre. Non importa quanto sia lunga la catena, a meno che non intervenga un freno, le tessere cadranno tutte.

Tornando alla mia spiacevole esperienza mattutina, tutti sappiamo che un bar in difficoltà non riesce a vendere tutto quel che produce. Senza entrare nell’analisi del perché (facciamo finta che sia solo un fatto di fortuna – sebbene non lo è mai!) osserviamo i due opposti atteggiamenti possibili.

Se il bar in questione lavora male, conserverà tutta la produzione avanzata per metterla in vetrina il giorno dopo. E il giorno dopo e il giorno dopo ancora.
Facendo così, avrà avviato l’effetto domino per il quale: 1) venderà roba scadente a clienti che non torneranno più; 2) avrà de-responsabilizzato i camerieri, che saranno legittimati a lavorare sempre peggio; 3) avrà svilito il lavoro del pasticciere, che farà sempre meno attenzione alla qualità dei prodotti.

Ognuna di queste cose avrà ulteriori reazioni a catena: l’ex cliente parlerà male del bar; il dipendente tratterà irrispettosamente altri clienti che uscendo parleranno male del bar; il pasticciere farà sempre più roba scadente e questo porterà ancora una volta una pubblicità negativa al bar.

Insomma, l’effetto domino è proprio questo: per un unico errore, si innesca una catena di eventi tutti uguali al primo.

Man mano, le tessere cadono tutte, irrimediabilmente, e al bar finisce che non ci entra più nessuno. I modi possono essere vari: arrivo dei NAS; perdita totale della clientela; problemi con il personale. Ma una cosa è certa: se non si agisce non c’è scampo, è solo questione di tempo.

Ora, ci sono errori apparentemente molto più piccoli, come potrebbe esserlo un errore grammaticale su un biglietto da visita (camice per camicie è un classico senza tempo!), o molto più vistosi come uno striscione montato male che riporti la scritta ANO-REGGIANO.
Immaginiamoci l’effetto domino: il responsabile marketing non fornisce le misure giuste al grafico – «Fallo standard! Serve per ieri!» –, che per la fretta se ne frega e va in stampa; chi va a montare lo stand – sempre di fretta – deve farlo alla meno peggio, giocoforza fregandosene. Magari, al momento del montaggio, i commessi sono già dietro al banco, sempre per la fretta, e non se ne accorgono; a quel punto, non possono più far niente, ergo sono invogliati a fregarsene; di qui comincia la parabola discendete: commessi disattenti, clienti insoddisfatti, cattiva pubblicità. E tutto finisce in quella scritta – non fatemela ripetere! –, anche perché – e qui si aprirebbe un capitolo a parte –, il potere delle immagini è quello di causare concretismi.

Se non si mette un freno all’effetto domino, il risultato negativo è matematicamente certo.

Come si mette un freno all’effetto domino, dunque?
Riprendiamo il caso del bar al quale sono avanzati pezzi di pasticceria…
Se il bar lavora bene, alle ore 17, il titolare farà tagliare in parti tutta la produzione avanzata per offrirne a tutti, clienti e dipendenti.
Solo così, verrà spezzata la catena negativa e invertito l’effetto domino in una catena positiva: 1) i clienti verranno fidelizzati, dacché la roba è fresca e gratis; 2) i dipendenti saranno più felici di lavorare, perché una pausa fa sempre bene; 3) tutti faranno i complimenti al pasticciere, sia i clienti che i dipendenti, che sarà invogliato a lavorare sempre meglio.

Insomma, chiunque quel giorno uscirà da quel bar ne parlerà bene e, questa, è un’ottima pubblicità!
Se, in più, il bar saprà anche veicolare un messaggio corretto in una fase critica come può essere quella dell’invertire l’effetto domino, otterrà con certezza grandi risultati.

In definitiva, orientarsi a fare del bene è la sola cosa che paga.

Sant’Agostino nei suoi Sermones (164, 14) diceva «Humanum fuit errare, diabolicum est per animositatem in errore manere», che tradotto a senso suona così: «Sbagliare è propriamente umano, ma rimanere nell’errore per superbia è diabolico». Perseverare nell’errore, quindi, è da stupidi, menefreghisti e superbi, irrispettosi di sé e degli altri.

Pertanto, sebbene sia umano errare – può capitare a tutti –, l’importante è trovare subito il modo di spezzare la catena dell’effetto domino, senza mai perseverare nell’errore – anche nel più piccolo!

Cercate sempre il modo di trasformare l’errore in qualcosa di positivo. Ci sono tanti modi per farlo: capovolgete l’errore per fare un’intelligente operazione di branding, oppure, se siete produttori di qualsiasi cosa, donate! Investire quando la situazione è critica, è una prova da superare.

In ogni caso, donate anche per fare puro volontariato a favore dei bisognosi, che può far solo bene.

Ma non fatemi più capitare una sfogliatella stantia.

Stavolta ci ho scritto un articolo… la prossima, non so se mi prenderà così bene.

Vincenzo Notaro
Direttore creativo
Officina Mirabilis

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